“Chiesa e libertà religiosa” è il tema della giornata di studio in memoria di mons. Clemente Riva promossa, ad un anno dalla sua scomparsa, dalla Libera Università Maria SS. Assunta (Lumsa) e dall’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci), associazione di cui il vescovo è stato per più di 40 anni consulente ecclesiastico. “La libertà religiosa – ha ricordato il rettore della Lumsa e presidente dell’Ugci, Giuseppe Dalla Torre – è stata al centro di un complesso dibattito sfociato nella dichiarazione del Concilio Vaticano II ‘Dignitatis Humanae'”. Francesco D’Agostino docente di filosofia del diritto all’Università “Tor Vergata” a Roma, ha rilevato che per mons. Riva la questione della libertà religiosa travalicava l’ambito del diritto; egli leggeva nella ‘Dignitatis Humanae’ un “rispetto dell’uomo essenziale all’insegnamento evangelico”. Nel documento conciliare, ha osservato D’Agostino, la libertà religiosa è considerata “valore teologico prima ancora che laico” principio che fonda il suo presupposto “sulla piena e matura consapevolezza della paternità di Dio”. Ricordando il difficile percorso incontrato dall’elaborazione della ‘Dignitatis Humanae’ di Paolo VI, il teologo della casa pontificia Georges Cottier ha posto in luce il “legame intrinseco che unisce tra loro i diritti dell’uomo”, ovvero “la difesa della vita umana” e “l’affermazione del diritto alla libertà religiosa”. Per questa ragione ha precisato, “testi del magistero, come ‘Dignitatis Humanae’, ‘Evangelium Vitae’ e ‘Veritatis Splendor’ che a prima vista sembrerebbero distanti, sono collegati tra loro da una logica profonda”.