“Il vero centro del Giubileo – ha proseguito mons. Sigalini – è un cuore, una vita. E’ Gesù, il dono che Dio ci ha fatto di sé e il meglio che l’uomo ha potuto rispondere”. “Questo – spiega il direttore Cei – è il significato del passaggio alla Porta Santa e di tutte le pratiche giubilari. Questa esperienza di Lui assolutamente riportato al centro della nostra vita è la vera indulgenza”. “Se c’è qualcosa che i giovani di oggi chiedono a chi fa professione di religione, ai guru, ai santoni, alla gente votata per un ideale – osserva ancora mons. Sigalini – è il centro della sua fede, non i fronzoli”. ” “Per questo, secondo il direttore del servizio nazionale di pastorale giovanile, bisogna “abitare” nei luoghi in cui i giovani vivono: il lavoro, la scuola, l’università, il tempo libero. “Esistono molti spazi – aggiunge – che i giovani ci offrono e che spesso o per inedia o per mancanza di fantasia o per adattamento al ribasso, non riteniamo adatti ad offrire le ragioni di vita che il Vangelo si porta dentro. Abbiamo relegato il Vangelo dentro recinti sacri, in luoghi sicuri e a condizioni talora impossibili. Senza accorgerci lo abbiamo fatto diventare un premio per i buoni piuttosto che una speranza per tutti, un’offerta a chi lo merita piuttosto che un dono gratuito, una consolazione per chi ne sa parlare, piuttosto che una luce per chi cerca senza saperlo”. Mons. Sigalini invita a fare un esame di coscienza. “Abbiamo già deciso noi – spiega – che per loro il Vangelo ha niente da dire, perché non riusciamo a immaginarne la forza dirompente”. “E invece – aggiunge – il Vangelo non è un’ideologia né una parola che si consuma. Ma una vita che sconvolge”. ” “