Una serie di appelli ai giornalisti, ai vescovi italiani, al governo e all’Unione europea sono stati lanciati questa mattina dagli aderenti allo “sciopero della fame” per la popolazione del Congo, vittima di una drammatica crisi dal 2 agosto 1998. Dal 9 aprile una ventina di persone tra religiosi e laici italiani e africani hanno iniziato un digiuno ad oltranza nella chiesa della Natività a Roma (dove dormono, pregano e organizzano momenti di incontro e sensibilizzazione), per continuare la protesta contro l’indifferenza della comunità internazionale. L’iniziativa fa seguito al digiuno a catena portato avanti per un mese (dall’8 marzo all’8 aprile) da 30/50.000 persone in tutto il mondo. Ai giornalisti chiedono di “dare spazio al dramma del popolo congolese, ricercando informazioni dirette dalla società civile del Paese e vadano, quando possibile, direttamente a visitare la popolazione congolese”. I partecipanti al digiuno fanno appello anche ai vescovi italiani perché “almeno uno di loro – chiede Eugenio Melandri, coordinatore nazionale di Chiama l’Africa – vada a visitare i vescovi e le chiese in difficoltà, in particolare l’arcivescovo di Bukavo mons. Emmanuel Kataliko nel suo esilio e mons. Misago nella sua prigione”. Intanto il vescovo di Noto mons. Giuseppe Malandrino ha inviato una lettera di adesione da parte della diocesi. Al governo italiano vengono fatte precise richieste affinché vigili “sul reale export di armi pesanti e leggere e faccia una moratoria della vendita di armi leggere per tutta l’Africa”. Si chiede inoltre l’istituzione presso il Ministero degli affari esteri di un “Commissario ai diritti umani, che vigili sulla destinazione degli aiuti umanitari e sui loro effetti, perché non vadano a discapito dei diritti umani”. All’Unione europea viene suggerito infine di intervenire, tra l’altro, per “il ritiro di tutte le truppe straniere dalla Repubblica democratica del Congo”, per l’attuazione di “un embargo unilaterale delle armi pesanti e leggere”, l’istituzione di un “Alto Commissario dei diritti umani”. Gli appelli sono stati mandati anche al Papa e al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.