“Ecco le conseguenze di affidare la regolamentazione del problema dell’acqua alla legge del libero mercato”. Così Rosario Lembo, presidente del Cipsi, il Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale che riunisce 30 organizzazioni non governative italiane, commenta lo stato d’assedio proclamato dal presidente Hugo Banzer in questi giorni in Bolivia, a seguito delle proteste dei lavoratori che hanno provocato almeno cinque morti. Lembo attribuisce molte responsabilità alla dichiarazione ministeriale sulla sicurezza dell’acqua – approvata lo scorso 22 marzo al Forum mondiale dell’Aja coordinato dalla Banca mondiale e ratificato dai principali Paesi industrializzati -, che prevede la commercializzazione dell’acqua come prodotto di privati. “La società civile boliviana, la Chiesa cattolica, gli organismi di diritti umani, le organizzazioni contadine e indigene contestano la gestione dell’acqua come bene commerciale, che ha portato all’aumento delle tariffe del 20% – spiega Lembo -. E denunciano come anticostituzionale il decreto del presidente della Repubblica, perché la costituzione boliviana consente la proclamazione dello stato d’assedio solo in due casi: guerra internazionale e guerra civile. Le manifestazioni attuali non si possono configurare come tali”. Secondo il Cipsi, che aderisce anche al “Comitato internazionale per la promozione di un Contratto mondiale dell’acqua”, “la via aperta alla ‘petrolizzazione dell’acqua’ non solo causerà conflitti a livello internazionale o regionale, ma metterà in pericolo la sicurezza interna dei Paesi nel Sud del mondo, come in Bolivia, sia nel Nord”.