“La decisione della Corte di Cassazione è una provocazione inutile” e ferisce “il sentimento religioso del popolo italiano”, investendo un ambito che non è propriamente giuridico, ma antropologico e spirituale. Questo, il commento di mons. Giordano Frosini, teologo, collaboratore Sir, alla sentenza della IV Sezione penale della Suprema corte che nei giorni scorsi ha annullato la condanna precedentemente inflitta dalla Corte d’Appello di Torino ad un insegnante rifiutatosi di fare lo scrutatore durante le elezioni politiche del 1994 per la presenza del crocifisso nei seggi. In nome della laicità dello Stato, la Cassazione ha affermato la necessità di abolire i crocifissi dai luoghi pubblici ma, replica Frosini, “laicità non significa ateismo e neppure agnosticismo” perché “l’uomo, in quanto tale, ha delle caratteristiche inalienabili, fra le quali rientra anche la dimensione della trascendenza”. Proprio “nella religione cristiana” abbracciata dalla quasi totalità della popolazione, continua il teologo, la trascendenza ha in Italia “la sua naturale espressione”, e “ferire il sentimento cristiano significa ferire la trascendenza come tale” e “il popolo italiano che al cristianesimo ha legato la sua storia” e la sua cultura. “Decisioni come questa”, conclude Frosini, non incontrano nemmeno “il consenso dei non molti appartenenti alle altre religioni che in Italia godono di cordiale accoglienza e piena libertà”, ma “soddisfano soltanto i laicisti di una certa maniera, che non hanno nessun seguito nel nostro Paese”.