IRINA ALBERTI: SCALFI (NUOVA EUROPA), “LASCIA IN EREDITÀ IL CORAGGIO E L’APERTURA ECUMENICA”

“Era una donna di grande fede, aperta e attenta ai grandi problemi dell’uomo e ardita nel portare avanti le battaglie in cui credeva”. Così Romano Scalfi, direttore responsabile della rivista internazionale di cultura “La Nuova Europa”, ricorda Irina Alberti, la scrittrice e giornalista russa morta ieri, all’età di 76 anni, a Konigstein, nei pressi di Francoforte. Consulente del Papa per i problemi dei Paesi dell’Est, si era convertita dalla religione ortodossa al cattolicesimo. “Collaborava con noi dal ’57 – racconta Scalfi – e insieme abbiamo lottato per far conoscere in Occidente la tradizione bizantina russa. Era una combattente nata ma aveva la grande capacità di far riconciliare le persone”. “Essere ecumenici e arditi nel proporre: questa l’eredità che ci lascia – continua Scalfi -. Anche dopo la caduta del comunismo si continuava la battaglia contro i pericoli dell’omologazione”. Il direttore de “La Nuova Europa” ricorda anche le incomprensioni nei suoi confronti a motivo della sua strenua difesa dei dissidenti russi. “Veniva spesso accusata di essere espressione di una borghesia tradizionalista – dice -. Invece era fortemente ancorata alla tradizione ma attenta ed aperta alla realtà di oggi. Coerente con se stessa e con la propria fede”.