“E’ un problema reale e noto da molto tempo. Mi fa quindi piacere che il ministro se ne sia reso conto e addirittura lanci la proposta di valorizzare l’apporto del volontariato”. Così mons. Giancarlo Santi, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale per i beni culturali ecclesiastici, commenta le dichiarazioni rilasciate ieri dal ministro Melandri sullo stato delle chiese italiane e la proposta di utilizzare per la loro tutela il volontariato. “La Cei – ricorda mons. Santi – da due anni eroga contributi alle diocesi perché formino volontari da dedicare all’apertura e all’accoglienza delle chiese. C’è quindi su questo punto una convergenza. Dal momento che abbiamo posizioni molto simili, sarebbe opportuno che su questo argomento ci si ragionasse insieme e che il ministero provasse con i suoi esperti ad affrontare la questione insieme alla Conferenza episcopale italiana in maniera da definire linee politiche ed operative”. Il direttore dell’Ufficio Cei rileva che “il problema è realmente serio”. “Le nostre chiese – spiega – sono affidate ai parroci e ai sagrestani. Questi ultimi però sono di fatto una razza in via di estinzione, nel senso che i sagrestani, regolarmente assunti e dipendenti, sono presenti in circa il 5% delle 26 mila parrocchie italiane. Per il resto la custodia e la manutenzione ordinaria delle chiese è nelle mani di volontari”. “Non è una novità – conclude mons. Santi – si tratta semplicemente di prenderne atto e di pensare a qualche formula per una migliore formazione di questo personale e agevolazione fiscale”. Mons. Santi chiede pertanto che l’intuizione “positiva e valida” del ministro si trasformi in “un oggetto di riflessione comune” e che si crei “un tavolo attorno al quale i soggetti interessati si trovino, affrontino la questione, cerchino di indicare soluzioni possibili e concrete”.