Sono circa 120 mila i minori stranieri iscritti nella scuola italiana, l’1,4% dell’intera popolazione scolastica nazionale. Svantaggiati e per lo più destinati all’insuccesso per difficoltà linguistiche e di inserimento: il 44% si trova in ritardo da uno a tre anni rispetto al normale corso degli studi. Provengono soprattutto dall’Africa del Nord, dall’Albania e dalla ex Jugoslavia. Ma l’Italia è fanalino di coda in un panorama europeo caratterizzato da una presenza ben più marcata di minori immigrati: nelle scuole francesi sono quasi 740 mila e rappresentano il 6,2% degli alunni, in Svezia 172 mila (il 12%), in Belgio addirittura il 14,2% della comunità francese. Sono alcuni dati della ricerca “Children in between – Minori e immigrazione in Europa”, condotta dal Censis insieme con sette istituti di ricerca di altrettanti Paesi nell’ambito del progetto europeo “Child immigration project” e presentata questa mattina a Roma. “Un progetto – ha spiegato Carla Collicelli, vice direttore dell’Istituto – che si è articolato in tre anni ponendo a confronto la condizione dei minori nei Paesi coinvolti nella ricerca: Belgio, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Italia, Svezia e Israele, attraverso lo studio delle politiche di accesso e di integrazione loro destinate”. Diversi i modelli di accoglienza esaminati, da quello francese imperniato sull’assimilazione, a quello multiculturale della Svezia e parte della Gran Bretagna; tutti però dimostrano “come manchino a livello europeo una coscienza collettiva” e “una politica unitaria sul tema”. E’ pertanto urgente, ha rimarcato Collicelli, “una strategia di intervento comune sugli aspetti del diritto di cittadinanza e del benessere dei minori di origine straniera e su quello dello scambio e del confronto culturale tra società di accoglienza e cultura di provenienza”. (segue)