Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Di fronte ad Heider, mai nominato, il Papa si è limitato, come si sa, ad una impeccabile meditazione sull’albero. Ma al governatore della Carinzia, che in Vaticano è apparso per quello che è, al di là del gran circo politco-mediatico che ha saputo evocare e gli è stato costruito, ha parlato con chiarezza: consegnandogli il messaggio per la giornata mondiale della pace 2001 e con altri significativi argomenti. ” “Proprio lo stesso giorno in un impegnato messaggio al convegno storico per i milleduecento anni dell’incoronazione di Carlo Magno, Giovanni Paolo II ancora una volta si è speso per l’Europa. Il Papa appartiene alla generazione che ha attraversato tutto il ventesimo secolo e non può dimenticare. Non può dimenticare quelle ideologie totalitarie, sterili e distruttive, che “sono uscite da un’Europa che aveva voluto dimenticare le sue fondamenta cristiane”. ” “Non dimentica, papa Wojtyla, non perché pensa al passato, ma al contrario perché guarda in avanti. Ecco allora il monito per l’Europa di oggi: per l’Unione da un lato e per gli altri paesi che stanno faticosamente trovando la strada della democrazia.” “Ritorna un punto su cui il Papa da sempre insiste: “è proprio alla luce delle sventure riversatesi sul ventesimo secolo che si comprende come i diritti di Dio e dell’uomo si affermino o cadano insieme”. Per questo la Carta Europea dei diritti fondamentali non lo soddisfa. Per quella reticenza a parlare di Dio che finisce coll’impoverire tutta la costruzione. Eppure è proprio questo il baluardo contro le idolatrie della razza, della classe, dello stato, della nazione, del partito, contro le minacce che aborto, eutanasia, manipolazione genetica portano all’elementare diritto alla vita.” “L’identità dell’Europa si gioca insieme sulle radici e sulla tensione allo sviluppo. Questo vale sia per l’Unione che per gli altri paesi. E al nuovo ambasciatore croato il Papa ha riaffermato la prospettiva dell’Europa come “una casa comune, un’area di solidarietà fattiva, permeata dai valori del Vangelo, che ne hanno plasmato la storia”.” “La ricostruzione dei Balcani è un punto essenziale per costruire questa prospettiva. E di qui parte anche una delle strade verso Mosca, che resta una delle mete nel cuore di Giovanni Paolo II. Presto sarà in Ucraina. E proprio il 16 dicembre, sempre mentre tutto il nostro sistema della comunicazione era concentrato sul piccolo Heider, al presidente Leonid Kuchma ha indirizzato un messaggio in occasione della chiusura della centrale atomica di Chermobyl, “segno di speranza per un mondo più sicuro e più fraterno”. Il Papa ci crede e continua a spendersi, senza riserve.” “” “” “