Lotta alla prostituzione. A chiederlo sono i gesuiti che dedicano all’argomento un articolo sul prossimo numero di Civiltà Cattolica. “Si tratta – scrive Paolo Ferrari da Passano – di un’attività, che per quanto possa essere scelta liberamente (ma dubitiamo che ciò accada nella stragrande maggioranza dei casi) deve comunque considerarsi degradante e contraria alla dignità della persona, sia di chi si prostituisce sia di chi ne approfitta”. Dopo aver fatto una accurata analisi del fenomeno e della legge Merlin e dopo aver ricordato i recenti tentativi di soluzione messi in atto da alcuni comuni, Ferrari ammette che “non è facile proporre una buona disciplina” propone alcuni “criteri”. “Crediamo – scrive Ferrari – che si debba mantenere il divieto di esercitare la prostituzione in luogo pubblico o esposto al pubblico e che debba essere scoraggiata ogni pubblicità, e proibito ogni adescamento”. A parere di Ferrari, che ‘come male minore’ ammette le possibilità di “luoghi protetti” e “visite mediche non obbligatorie”, devono essere promosse “tutte quella serie di misure atte a favorire chi mostri di voler uscire dal mondo della prostituzione”. Il gesuita ritiene infine necessario condurre “una lotta serrata” contro le organizzazioni criminali. “Non bisogna però dimenticare – conclude Ferrari – che la battaglia contro la prostituzione è soprattutto culturale” e quindi Stato e Chiese devono adoperarsi “in un’opera di educazione e formazione delle coscienze, non disgiunta peraltro da una solidale accoglienza dei soggetti coinvolti, a qualunque titolo, in esperienze di questo genere e ne vogliano uscire”.