MESSAGGIO DEL PAPA PER LA PACE: “SÌ” ALL’AMOR DI PATRIA, “NO” AL RAZZISMO (2)

Il fenomeno delle migrazioni – si legge nel Messaggio del Papa per la 34ª Giornata mondiale della pace – pone il problema dell’integrazione culturale, su cui “non ci sono formule magiche,” visto che “non è facile individuare assetti e ordinamenti che garantiscano, in modo equilibrato e equo, i diritti e i doveri tanto di chi accoglie quanto di chi viene accolto”. Secondo Giovanni Paolo II, è essenziale “coniugare l’accoglienza che si deve a tutti gli esseri umani, specie se disagiati, con la valutazione delle condizioni indispensabili per una vita dignitosa e pacifica per gli abitanti originari e per quelli sopraggiunti”. “Più difficile – osserva il pontefice – è determinare dove arrivi il diritto degli immigrati al riconoscimento giuridico pubblico di loro specifiche espressioni culturali, che non facilmente si compongano con i costumi della maggioranza dei cittadini”. “Molto dipende”, in questi casi, “dall’affermarsi di una cultura dell’accoglienza che, senza cedere di fronte all’indifferentismo circa i valori, sappia mettere insieme le ragioni dell’identità con quelle del dialogo”. La soluzione, per il Papa, sta in un “equilibrio culturale” che, “pur nell’apertura alle minoranze e nel rispetto dei loro diritti fondamentali, consenta la permanenza e lo sviluppo di una determinata ‘fisionomia culturale'”, legata all’esperienza della nazione e al senso della “patria”. Se una cultura è “veramente vitale”, conclude Giovanni Paolo II, “non ha motivo di temere di essere sopraffatta, mentre nessuna legge potrebbe tenerla in vita quando fosse morta negli animi”. Il dialogo tra culture, comunque, non impedisce di “proporre all’altro” i valori in cui si crede, “purché in modo rispettoso della libertà e della coscienza delle persone”.