ASSISTENZA DOMICILIARE: P.GULIA (CARITAS), “USCIRE DAL SOMMERSO RIPENSANDO LA LEGGE”

“Il fenomeno degli stranieri che assistono gli anziani nelle nostre case è da tempo fuori controllo: ma risponde a un’esigenza forte che non si può trascurare. Dal sommerso occorre uscire con una nuova sensibilità sociale, ma anche ripensando la legislazione esistente”. E’ un forte appello alla legalità quello che arriva dalla Caritas Italiana, pubblicato sul prossimo numero di “Gente Veneta”, il settimanale della diocesi di Venezia, e che riguarda il fenomeno delle “badanti”. “Ora non solo le classi alte ma anche quelle medie hanno imboccato la strada dell’assistenza a domicilio per un proprio congiunto non più autosufficiente – spiega Pino Gulia, responsabile dell’Ufficio Immigrazione della Caritas italiana -. Non si trova facilmente posto nelle case di riposo, ma è vero anche che per le famiglie è importante che il papà o la mamma restino nella propria abitazione”. Tuttavia secondo Gulia “occorre ricreare la legalità” perché se “da una parte si trovano nell’illecito le donne che emigrano, accollandosi grandi rischi” dall’altra “l’illegalità è diffusa anche in tante famiglie italiane che accettano di prendere queste persone, ritenendo comodo non pagare i contributi”. ” “Di fronte ad una legge che “non aiuta”, per la Caritas è necessario “innalzare la quota annuale di immigrati extracomunitari ed aprire un canale per le donne che vengono in Italia come collaboratrici familiari, magari con un permesso regolare, per 9 mesi, come delle stagionali”. Ma il problema è anche economico. Per uscire dal sommerso con oneri sostenibili per le famiglie, “la finanziaria del prossimo anno ha previsto la deducibilità dei contributi previdenziali per chi assume una colf o una baby sitter”, con un risparmio fino a un milione l’anno. “Un po’ poco – riconosce Gulia – ma spero si proceda su questo solco”.” “” “” “