“Per gestire il futuro delle sale della comunità dobbiamo dimenticarci i sistemi e le regole del passato”. Lo ha detto don Dario Vigano, referente per il settore cinema e spettacolo della Cei, ai partecipanti al Convegno “La sala della comunità nella cultura d’impresa”, promosso dall’ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, in corso di svolgimento a Rimini. “Questa intuizione – ha dichiarato don Viganò in apertura del convegno – che segna il lavoro che da anni svolgiamo a servizio e per conto della comunità cristiana, fa ora sentire un peso insopportabile, al punto che, a fronte di una sempre più concentrata situazione di poli culturali, si ha la tentazione di chiudere tutto o cedere le strutture”. Una posizione rinunciataria che per don Viganò “non è solo autolesionista ma gravemente lesiva di una presenza qualificata della Chiesa in settori come quelli della cultura e dello spettacolo”. Per ridare slancio e vitalità alle sale della comunità occorre evitare “modalità di gestione routinaria e i tentativi di reiterare o peggio clonare vecchie esperienze di sale della comunità”. Il nuovo profilo della sala della comunità “si colloca sul versante della qualità. E’ un luogo autentico dove si fa cultura. E’ una riserva di pensiero e uno spazio di libertà, segno indispensabile per una società democratica”. Parere condiviso anche da mons. Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini, che ha sottolineato come la sala della comunità sia “non solo un valido strumento di evangelizzazione ma anche di qualificazione del territorio, purché segnata da un serio criterio di gestione economica”.