Un messaggio di solidarietà per la Chiesa cattolica nella regione dei Grandi Laghi, ed in particolare per mons. Emmanuel Kataliko, arcivescovo di Bukavu (nella regione Nord-Est della Repubblica Democratica del Congo), allontanato dalla sua diocesi perché in prima linea nella difesa del suo popolo. E’ quanto esprime oggi la Conferenza episcopale italiana in un comunicato diffuso oggi in cui si invitano le comunità ecclesiali italiane ad unirsi in preghiera domenica 27 febbraio perché “dopo tante sofferenze, giunga finalmente per quei popoli e quelle Chiese il tempo della desiderata concordia, dello sviluppo e della pace”. “A provocare l’allontanamento di mons. Kataliko, accusato di fomentare l’odio etnico, è in realtà la difesa coraggiosa – si legge nel comunicato – del suo popolo, la denuncia della strategia del terrore, dei massacri, dello sfruttamento e della destinazione delle risorse del Paese non allo sviluppo ma alla guerra”. “Questo grave fatto – prosegue la Cei – si inserisce in un contesto di ripetute aggressioni alla Chiesa cattolica nella regione del Grandi Laghi” che sembra essere divenuta “il bersaglio privilegiato di chi intende distruggere l’identità di un popolo per meglio sottometterlo”. Ecco perché la Chiesa italiana, dopo i ripetuti appelli del Santo Padre e dei vescovi della regione, ha deciso di scendere in campo chiedendo il ritorno “senza indugio” di mons. Kataliko alla guida del suo popolo. “In particolare – scrive la Cei – ci si attende che il governo italiano eserciti la propria influenza sugli attori dei conflitti nella regione dei Grandi Laghi perché si trovino assoluzioni realiste alla crisi che opprime quel Paese, applicando senza indugio gli accordi già firmati dalle parti in causa il 10 luglio e il 31 agosto 1999, a Lusaka”.