NOTA SETTIMANALE – Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale del Sir

Praticamente la metà degli intervistati della più recente indagine sull'”agenda degli italiani” si dichiara ormai costantemente priva di qualsiasi riferimento politico identificante. Nello stesso tempo numerose altre indagini di opinione certificano che per l’elettore conta essenzialmente il leader o, in subordine, quando particolarmente significativo, il candidato. Questo meccanismo è alimentato dal fatto che un’alta percentuale di coloro che pure si dichiarano disinteressati o lontani dalla politica partecipa comunque alle elezioni. Ma questo tipo di partecipazione è ormai strutturalmente diverso rispetto a quello di un passato anche recente. ” “Per cui quelli che i sociologi chiamano “gli attori dell’offerta politica” si trovano alle prese con una bassa percentuale di militanti, circa il 5% del corpo elettorale, una percentuale in diminuzione, ormai sotto il 30%, di “coinvolti”, ed una vasta platea priva di identificazione, che, quando continui ad esprimere il proprio voto, lo fa con modalità ormai nuove e deve essere inseguita con nuove tecniche di promozione del consenso. Tra queste certo le più evidenti sono le diverse forme della “videopolitica”, ma anche un massiccio dispiegamento di conformismo più o meno politicamente corretto ed una ulteriore dose di semplificazione istituzionale.” “Causa ed effetto di questa tendenza, il discorso politico tende a svuotarsi e ad allontanarsi sempre più dal momento decisionale. Le scelte di gestione, le politiche pubbliche, sono sempre più sottratte alla decisione politica, attraverso un processo di svuotamento che va di pari passo con la crescita del ruolo degli esperti e degli apparati. Paradossalmente infatti la semplificazione che porta alla personalizzazione, intesa come antidoto allo svuotamento della politica, finisce con l’accentuare questa tendenza. E’ esattamente quanto abbiamo sperimentato in Italia e stiamo vedendo a livello europeo. Con la conseguenza che si può riassumere nella vecchia legge per cui moneta cattiva scaccia quella buona: nel tentativo di inseguire cittadini ed elettori sempre più distratti e lontani, il tono e la qualità del discorso politico si abbassano ulteriormente.” “D’altro canto emergono élites portatrici di istanze di modernizzazione e di cambiamento, che sono in grado di realizzare, un processo di ri-regolazione sempre più elitistico e affidato a logiche di mercato. Con il rischio, sintetizzato da un brillante scrittore francese, di una “americanizzazione caricaturale”. Il cosiddetto “dibattito” politico offre quotidiani motivi di riflessione. Bastano due esempi. A livello europeo prosegue il dibattito sul caso Heider, con le dichiarazioni del cancelliere tedesco Schroeder a sproposito sull’Italia. Giocato molto sugli interessi elettorali dei diversi leader nazionali o sulla (giustissima) denuncia delle ambiguità a proposito del riferimento al nazismo, il dibattito si è tenuto rigorosamente lontano dalla questione del futuro della democrazia e della politica a livello di Unione e di relazioni tra stati ed Unione Europea.” “A livello italiano ha fatto giustamente rumore la marcia indietro del ministro della Pubblica Istruzione a proposito della valutazione degli insegnanti. Un indirizzo “modernizzante”, che schematicamente si può definire: introdurre dall’alto e per via autoritativa elementi di diseguaglianza in un sistema giudicato non altrimenti riformabile, urta con interessi politico-sindacali a breve. Ne consegue un cortocircuito, in cui tutti gli attori evitano rigorosamente di misurarsi con i problemi strutturali. A partire da quello di una “corporazione”, quella degli insegnati, degradata (come rischia di essere tra breve l’università) a massa di salariati, conseguentemente privata di strumenti di autoregolazione e dunque a rischio di ulteriore degrado, qualora quegli strumenti (e non i loro surrogati più o meno manageriali) non siano pazientemente reintrodotti.” “Ci sono delle epoche che hanno più o meno consapevolmente abdicato ai valori della vita sociale, o semplicemente per processi di decadenza, o in nome di altre priorità. Giustamente la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali ha messo a tema, per la sessione di fine febbraio, la democrazia. C’è infatti concretissimo il rischio di disabituarsi a pensare o di utilizzare le stesse parole con significati i più diversi ed incompatibili. ” “” “