“La scuola deve favorire incontri che formano alla spiritualità e all’interiorità sempre che non ritenga suo compito soltanto quello di insegnare le discipline scolastiche e dimenticare l’uomo nella sua interezza”. Lo afferma don Dino D’Aloia, direttore a San Severo (Foggia) dell’ufficio diocesano di pastorale giovanile, commentando la decisione di alcuni istituti scolastici di non partecipare alle iniziative che l’ufficio diocesano aveva proposto per gli studenti delle superiori durante la permanenza della “Croce pellegrina” nella diocesi. Si trattava di una presentazione, in cattedrale, dell’origine, del significato e dell’attualizzazione socio-culturale del simbolo della Croce con l’ausilio di musiche e brani video. Partendo da questa esperienza, l’ufficio diocesano di pastorale giovanile chiede cosa si deve intendere per “laicità della scuola”. “Che la scuola italiana sia laica – precisa D’Aloia – vuol dire che la scuola in quanto tale non preferisce nessuna professione di fede su un’altra, né la impone. Non credenti e ragazzi di altre fedi diverse da quella cattolica hanno il diritto di sentirsi a proprio agio nella scuola, come i credenti cattolici”. “La laicità – aggiunge don D’Aloia – non vuol dire né ateismo, né indifferenza in campo religioso perché là dove si vuole fare formazione non si possono evitare riferimenti ai temi dell’interiorità e della spiritualità umana e ai diversi modi di intenderla e viverla. La spiritualità è un terreno laico, cioè di ogni uomo”.