La caduta di Grozny, capitale della Cecenia, sotto l’incalzare delle truppe russe, non significa solo la sconfitta della resistenza cecena, ma anche la fine della presenza cattolica in quella lontana regione. Lo sostiene l’associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”, che si occupa del sostegno pastorale alle chiese nelle zone del mondo più in difficoltà (quali i paesi dell’est europeo o quelli in via di sviluppo). Secondo Johannes Mehlitz, collaboratore di Acs, che ha svolto un reportage sull’argomento, le famiglie cattoliche sopravvissute si sono ormai dirette verso la Russia oppure verso le altre repubbliche vicine. Anche p. Michaele Screene, vicario generale dell’Amministrazione apostolica della Russia Europea meridionale, interpellato dal ricercatore, ha espresso sconforto per le devastazioni provocate dalla guerra. L’unica chiesa cattolica della città è stata pressoché del tutto rasa al suolo e, come sostiene un altro sacerdote, p. Bronislaw Czaplicki, che opera nel Caucaso settentrionale, è anche difficile organizzare i soccorsi nei confronti dei profughi per la situazione bellica e logistica particolarmente complessa. “Aiuto alla Chiesa che Soffre” ha messo a disposizione una somma destinata all’acquisto di materiale di prima emergenza e di un veicolo adatto a soccorrere i fuggitivi, che comunque si disperdono su un vasto territorio per evitare di incappare negli scontri militari tuttora in corso. La presenza cattolica in Cecenia era già ridotta al lumicino: nel periodo staliniano si contavano poche migliaia di seguaci della Chiesa di Roma, per lo più di origine tedesca o polacca.” “” “