Ha raccolto in un anno oltre 400 adesioni la campagna “See Change”, promossa da un gruppo di organizzazioni non governative per privare la Santa Sede dello status di Osservatore permanente alle Nazioni Unite. Per una decisione del genere occorre il voto, a maggioranza assoluta, dell’intera Assemblea dell’Onu. “Le adesioni testimoniano solo la buona capacità di organizzarsi e di rendere la vita difficile al Vaticano e a ogni singolo vescovo che difende la dottrina morale della Chiesa” ha commentato all’agenzia internazionale Fides p. Bernard Przewozny, consultore del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Il gruppo di 70 ong si avvale di una vasta campagna pubblicitaria su Internet e su numerosi mass media. La coalizione non vuole che il Vaticano “blocchi iniziative in favore dei diritti delle donne”. In passato la Santa Sede è sempre stata la principale voce di opposizione alla politica abortista, spesso a fianco di Paesi cattolici e musulmani contrari all’estensione del concetto di “genere” e di “famiglia” agli omosessuali. “Si tratta di una battaglia tutta ideologica – osserva p. Prezwozny -. Questi soggetti non hanno a cuore davvero il futuro dell’umanità, vogliono soltanto eliminare l’inciampo del Vaticano nella loro affermazione di pseudo-valori morali di libertà e autodeterminazione”. “Ma l’Onu, nata come organismo politico, non può stabilire quali siano i valori morali – precisa -. In nome di quale etica universale si propongono le politiche di ingegneria demografica, che hanno alla base solo una pregiudiziale contro la morale cattolica? Uno sviluppo sostenibile per tutti si persegue invece con altri strumenti: pianificazione industriale, ridistribuzione delle risorse, riduzione della povertà, accesso ai servizi sociali”.” “” “