“I tempi ci spingono ad accantonare gli antichi parametri di cittadinanza che miravano a salvaguardare la città dall’ingolfamento”: lo ha detto mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, nell’omelia per la festività del patrono S. Costanzo, in buona parte dedicata al tema degli immigrati extra-comunitari. Secondo Chiaretti è giunto il momento di dare una svolta alle politiche di accoglienza. “E’ necessario accelerare i tempi del riconoscimento prima e aldilà delle sanatorie che, come tutti i condoni in Italia, finiscono per legittimare nel tempo intermedio sfruttamenti anche gravi, persino da parte di chi dovrebbe tutelare la ginità degli immigrati”. La proposta del vescovo è di offrire agli immigrati clandestini, identificati e una volta che abbiano trovato un lavoro sicuro e un alloggio sufficiente, un permesso temporaneo di una certa durata, “godendo – precisa mons. Chiaretti – di tutti i diritti e le tutele civili e sociali, soprattutto previdenziali e sanitarie”. L’unica cautela – prosegue – va presa nei riguardi dei malavitosi e disonesti, che vanno attentamente individuati e “respinti subito”. Il fenomeno dell’immigrazione clandestina sta intanto assumendo proporzioni sempre più vaste. Mons. Chiaretti riferisce di un colloquio con l’arcivescovo di Lecce, mons. Cosmo Francesco Ruppi, che ha sintetizzato le cifre degli sbarchi sulle coste leccesi e dell’accoglienza al centro “Regina Pacis” a San Foca: dai 2500 accolti nel 1987 si è passati a 9000 profughi nel 1998 per arrivare ai 12000 del 1999.