“Soltanto un terzo dei progetti finanziati nei Paesi in via di Sviluppo è stato attuato”, ha ricordato mons. Diarmuid Martin, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace davanti alla platea torinese degli ex-allievi salesiani. Erano numerosi i giovani di età e di spirito all’incontro “Dalla remissione del debito allo sviluppo di un economia liberata”, organizzato in occasione della ricorrenza di San Giovanni Bosco, il 29 gennaio. ” “”Non basta l’azzeramento del debito verso questi Paesi – ha proseguito mons. Martin – dobbiamo impegnarci tutti per fornire anche un indirizzo di buona gestione. Dobbiamo avere il coraggio di agire con chiarezza. La riduzione del debito deve equivalere alla riduzione della povertà”. E ha ribadito: “L’anno giubilare è una buona occasione per procedere con urgenza ognuno per la parte che gli compete. Non dimentichiamoci mai che sono i poveri a pagare il prezzo delle nostre indecisioni e dei nostri ritardi”. ” “Due economisti a confronto, con due posizioni diverse hanno in seguito espresso il loro parere. “Dobbiamo ammettere di aver sbagliato nelle politiche di aiuti nei confronti dei Paesi del terzo mondo, anche se in buona fede, e rimediare soprattutto per eliminare gli errori commessi” è la posizione dell’economista Stefano Zamagni. E più precisamente: “Non basta la remissione del debito verso questi Paesi poveri ma occorre correggere gli errori. In caso contrario tra dieci anni ci ritroveremo nella stessa situazione di oggi”. Non dimentichiamo, ha aggiunto Mario Deraglio, economista dell’Università di Torino, che “anche i Paesi poveri hanno le loro responsabilità, hanno commesso molti errori che vanno corretti”.” “