FAMIGLIA OGGI: “PIÙ SEPARAZIONI CHE DIVORZI”

“Il fenomeno delle unioni di fatto è il segno della crisi che nel nostro tempo il matrimonio attraversa, in quanto comunione stabile di vita fino alla morte”. E’ quanto scrive padre Giuseppe De Rosa, sull’ultimo numero di “Famiglia oggi” (n. 2/2000), dedicato proprio alle famiglie di fatto. Secondo il gesuita, “l’obiezione più forte che si muove al matrimonio religioso, per sua natura indissolubile, è che esso dura anche quando tra i due coniugi non c’è più amore”. Fa paura, insomma, “l’impegno irreversibile fino alla morte” e anche la mancanza di libertà “di fare in futuro scelte che potrebbero scoprirsi migliori”. Non è solo il matrimonio, però, ad essere in crisi: non meno forte, osserva De Rosa, è la crisi del divorzio, che non si è rivelato – come si credeva negli anni settanta – la “sanatoria di fallimenti matrimoniali”. Il numero dei divorzi, infatti, “è alto ma in calo”, mentre il numero delle separazioni “è in forte aumento, come è in aumento il numero delle persone separate che convivono di fatto”. Stando ai dati Istat, le separazioni sono passate dalle 36.163 del 1985 alle 52. 323 del 1995, mentre i divorzi nel 1985 erano 15.650, e nel 1995 sono diventati 27.038. Ciò significa, spiega il gesuita, che più della metà delle persone sposate e separate “preferiscono non chiedere il divorzio per poi risposarsi civilmente, ma vanno a convivere con altre persone senza risposarsi in Comune”. Nonostante la crisi, però, il matrimonio in Italia “è ancora assolutamente maggioritario”, mentre le unioni di fatto “sono ancora una piccola minoranza, anche se in crescita”: appena 340 mila su 21 milioni di nuclei familiari. La Chiesa, conclude De Rosa, “non può limitarsi ad affermare l’incompatibilità delle unioni di fatto con il suo insegnamento”, deve anche “aiutare i cristiani che si trovano in situazioni irregolari ad uscire da tali situazioni, prendendo coscienza delle esigenze della vita cristiana”. ” “” “