“Ho pensato di rubarti solo due minuti. Indipendentemente da ciò che credi o da quelle che sono le tue idee, desidero stare un po’ con te”. Comincia così il messaggio che mons. Alberto Ablondi, vescovo di Livorno e vicepresidente della Cei, invierà domani ai giovani della sua diocesi, per invitarli a farsi insieme con lui “pellegrini” sulle strade del Giubileo. “Il Giubileo – scrive il vescovo nella lettera, che ha l’originale forma della copertina di un “cd” – è un avvenimento interiore che coinvolge la propria coscienza, Anche se ti ritieni cristiano, dovresti sentire il bisogno di verificare la tua fede; perché tante volte viviamo della fede gli aspetti più pesanti, noiosi, poveri, negativi; mentre i veri valori cristiani sono aperti alla libertà, all’amore, alla gioia, alla speranza”. E allora, la proposta ai giovani: vivere il Giubileo (e la vita stessa) come pellegrinaggio, cioè come capacità di “sostare per andare oltre”. “Devi provare – scrive Ablondi rivolgendosi direttamente ai singoli destinatari – a vivere la vita come pellegrinaggio. Ti auguro soprattutto la capacità del distacco iniziale e poi di tante ‘soste’. Credi, la sosta nella vita non è tempo perduto”. Nella vita, si legge nella lettera, bisogna “anche accettare le tappe lente, ripetute, imprevedibili. Per le soste è necessario avere la pazienza di riprendere e ricominciare”. Per andare, poi, oltre: “Spesso anche per raggiungere il Signore, tante persone peregrinano tutta la vita; e per raggiungere noi stessi? Che lungo viaggio per scoprirsi veramente”. Mons. Ablondi conclude la sua lettera invitando i giovani ad essere “pellegrini della verità”: “Solo così non saremo dei possessori pericolosi, ma dei posseduti della verità in cui non cessiamo mai di sviluppare nuove conoscenze e nuove dimensioni”. ” “” “