PROCESSO CALABRESI: G. GARANCINI “IL PESO DELL’IDEOLOGIA SU UNA VICENDA INFINITA”

Una “vicenda infinita” che sta via via assumendo “un’immagine sempre meno reale e sempre più simbolica, sempre meno legata al ‘fatto’ e sempre più giocata su fattori di carattere non politico, ma ideologico”. Così Gianfranco Garancini, all’Università statale di Milano, giurista e docente, commenta al Sir la sentenza della Corte d’appello di Venezia sulla condanna di Sofri, Bompressi e Pietrostefani ad oltre vent’anni dall’assassinio del commissario di polizia Calabresi. “I tre di Lotta Continua – afferma Garancini – hanno goduto e godono dell’appoggio e del sostegno della parte più ideologizzata dall’intellighenzia italiana”. La vicenda, per il notista, è diventata una sorta di simbolo, “il simbolo del conflitto oggettivo tra Stato e rivoluzione, tra quanti ancora credono che le leggi e le regole ci siano solo per quanti vi si sottomettono e non per quanti, invece, pretendono o rivendicano un ruolo di ‘avanguardia’. In questo senso siamo ancora in piena ideologia leninista, tra Stato e rivoluzione”. Secondo Garancini, la posizione della famiglia Calabresi che ha ribadito la propria non contrarietà alla concessione della grazia, appare la più corretta, di “grande dignità e serietà”. “A quasi trent’anni dall’assassinio – commenta Garancini – la pena materiale ha ancora poco senso. Resta, se deve restare, la condanna storica e morale: perciò la grazia da parte del Capo dello Stato, se richiesta, potrebbe concludere l’infinita storia giudiziale. Ma, per ora almeno, i tre di Lotta Continua (e i loro sostenitori) rifiutano una simile eventualità, ritenendo che sarebbe, comunque, una sconfitta. A ulteriore riprova che, ormai, la vicenda di fatto si è allontanata, ma resta l’impianto e tutta intera la questione ideologica”.