TESTA: “DIO NON HA BISOGNO DI PUBBLICITÀ”

Per “far colpo” sui consumatori non servono spot violenti, è meglio “far sorridere e non scandalizzare”. A rivelare quest’insolita “ricetta” sulla pubblicità è Marco Testa, presidente dell’omonima agenzia pubblicitaria, intervistato da “La voce del popolo”, il settimanale diocesano di Torino. Sull’ultimo numero del settimanale, Testa spiega: “Se io faccio sorridere e non scandalizzo, penso che chi vede il mio messaggio, il mio spot, mi sia grato nel tempo, con un’affezione alla marca molto superiore al caso di una comunicazione pubblicitaria scioccante”. Il pubblicitario, inoltre, denuncia “un grande equivoco”, quello di chi pensa “che per parlare di problemi gravi come droga, Aids, uno dei sistemi migliori sia quello di scioccare”. In realtà, invece, in questi casi l’importante non è “farsi notare”, bensì convincere: “Il convincimento – afferma Testa – passa attraverso un discorso pacato e intelligente, e non attraverso uno shock che porta ad un processo psicologico di rimozione”. Meglio, allora, “parlare senza offendere né spaventare”. Sul rapporto tra fede e pubblicità, Testa dichiara: “io non credo che Dio abbia bisogno di essere comunicato con la pubblicità. Credo invece che la Chiesa abbia bisogno di adeguarsi alla moderna comunicazione”. La croce, ad esempio, in termini “pubblicitari” è “il più bel marchio mai realizzato. E’ semplice, di grandissima forza e impatto”. Nei secoli, osserva il pubblicitario, “la Chiesa ha sempre comunicato con grandissima abilità, anche tramite i paramenti dei sacerdoti e la liturgia. In questo secolo c’è stato un certo rallentamento”, specialmente nell’uso dei nuovi media. Impariamo da “un grande comunicatore” come il Papa, conclude Testa, che ha dimostrato che “i media si possono usare anche per l’evangelizzazione”. ” “” “