“E’ doveroso fare luce sui fatti che hanno portato ai recenti arresti, accertare le responsabilità e punire i colpevoli, per evitare che simili episodi mettano in crisi tutta la macchina degli aiuti umanitari in modo indiscriminato e diffondano un senso di sfiducia tra la gente che ha generosamente risposto ad appelli ed inviti alla solidarietà”. Così don Elvio Damoli, direttore della Caritas italiana, interviene sulle vicende legate alla Missione Arcobaleno in Albania e che hanno visto l’arresto del responsabile della missione e dei suoi collaboratori.” “Secondo don Damoli “il problema di fondo sta nell’aver raccolto tanto e tutto, assumendo un ruolo di agenzia umanitaria che non è proprio del Governo”, tuttavia ha aggiunto che “Arcobaleno non è stata solo raccolta di aiuti e, considerata la difficile realtà albanese, l’allestimento dei campi, degli ospedali e la distribuzione dei generi di prima necessità sono state operazioni in linea di massima ben condotte ed hanno recato conforto a tantissimi profughi”.” “Don Damoli ha ricordato che la Caritas italiana non ha aderito alla Missione Arcobaleno perché “era già da anni impegnata direttamente in Albania e in tutta l’area dei Balcani, con progetti già avviati, e che la Missione Arcobaleno era specifica per i profughi in Albania mentre la Caritas Italiana ha sempre posto l’accento sulla necessità di aiutare tutti i profughi nell’intera area dei Balcani”. Inoltre ha ricordato che la Caritas Italiana non effettua raccolte di generi vari da anni, ma solo contributi in denaro che permettono di “acquistare materiale nuovo, stoccato e uguale per tutti” e consentono di “intervenire in modo mirato acquistando, quando possibile, in loco per contribuire al rilancio delle economie locali”. “Queste considerazioni operative di efficacia ed efficienza – ha concluso – si collegano alla nostra natura di organismo pastorale che vuole educare a comportamenti solidali”.” “” “