ORA DI RELIGIONE: MONS. ASTA, “LA SENTENZA DEL TAR DELLA TOSCANA NON È UNA NOVITÀ”

La sentenza emessa ieri del Tar della Toscana sull’ora di religione “non è una novità”, visto che sono state “numerose e costanti le sentenze che hanno affermato questo principio negli ultimi anni”. Questo il commento di mons. Manlio Asta, direttore dell’Ufficio per la pastorale scolastica e l’insegnamento della religione cattolica della diocesi di Roma, al parere emesso ieri dal tribunale amministrativo della Toscana, con cui si riconosce che in un consiglio di classe il voto dell’insegnante di religione ha un valore pari a quello degli altri insegnanti. Il Tar toscano, infatti, ha accolto i ricorsi presentati da due insegnanti di religione di una scuola media statale di Grosseto, che avevano chiesto l’annullamento degli scrutini dell’anno scolastico 1995-1996 perché la preside dell’istituto aveva escluso gli insegnanti di religione dal voto su tre alunni, poi non ammessi all’anno successivo. Secondo Asta, ci si deve semmai chiedere “perché sia stata necessaria una sentenza per affermare un principio di prima evidenza”: il consiglio di classe, infatti, “non è una giuria popolare che emette una sentenza” ed anche il “giudizio motivato” (previsto dall’Intesa per gli insegnanti di religione cattolica) incide sul parere della maggioranza del collegio docente. Sentenze come quelle del Tar toscano, conclude il responsabile dell’Ufficio scuola del Vicariato, sono importanti perché sottolineano che “il collegio non deve giudicare se punire o premiare lo studente, ma deve costantemente domandarsi che cosa sia meglio per la sua crescita. Deve insomma intervenire un giudizio complessivo sulla personalità dell’alunno, che può essere motivato in modo decisivo dall’apporto, al riguardo particolarmente autorevole e significativo, del docente di religione”.