ECUMENISMO: J. CORBON “IL MESSAGGIO DI UN SECOLO ECUMENICO”

Quale messaggio il movimento ecumenico del XX secolo lascia alle Chiese del terzo millennio? Quello “sempre più urgente di passare dall’ecumenismo dei vertici a quello della base”. E’ il parere di padre Jean Corbon, consultore del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, che per l’agenzia internazionale “Fides” e in occasione della apertura della Porta Santa a San Paolo, traccia un bilancio del movimento ecumenico di questo secolo e le prospettive per il futuro. “All’inizio di questo terzo millennio – scrive padre Corbon – il movimento ecumenico ha bisogno di prendere piede nella vita pastorale di ogni comunità cristiana. Esso non può più aleggiare nelle sfere dei Consigli delle Chiese o delle Commissioni specializzate”. L’esperienza del XX secolo ha dimostrato anche che “è urgente valorizzare l’ecumenismo sotterraneo, quello delle radici in cui tutte le tradizioni ecclesiali assorbono la linfa comune. E quanto riscoprono i movimenti di preghiera per l’unità, ma questa aspirazione chiede di essere alimentata”. “Senza questo ritorno alle origini – osserva Corbon – il ‘senso della fede’ dei fedeli non può aprirsi alla ricezione degli accordi ecumenici dottrinali e pastorali”. “La piena comunione tra le Chiese – conclude padre Corbon – non può essere l’applicazione di decisioni amministrative; essa sarà invece la risposta viva della comunità dei battezzati al dono dello Spirito che, dalla pluralità delle membra, costituisce l’unità del Corpo di Cristo. Per questo, nella più parte delle Chiese impegnate nella ricerca dell’unità si fa sentire l’urgente bisogno della formazione ecumenica di pastori e fedeli, con l’esperienza e con lo studio, e soprattutto con la preghiera”.