GIOVANNI PAOLO II: “DALL’ECUMENISMO DIPENDE IL FUTURO DEL CRISTIANESIMO” (2)

“Può un corpo essere diviso? Può la Chiesa, Corpo di Cristo, essere divisa?”, si è chiesto il Papa aprendo oggi la Porta Santa della Basilica di S. Paolo fuori le mura. Fin dai primi secoli, ha ricordato Giovanni Paolo II, i cristiani hanno professato il “mistero di unità” della Chiesa, di fronte al quale “le divisioni presentano un carattere storico che testimonia le debolezze umane dei cristiani”. Nell’anno del Giubileo, per il Papa, “deve crescere in ciascuno di noi la consapevolezza della propria personale responsabilità nelle fratture che segnano la storia del Corpo mistico di Cristo”. Ma il ristabilimento dell’unità fra i cristiani, ha aggiunto il Santo Padre, “non è possibile senza interiore conversione: la conversione del cuore e la santità della vita, la preghiera personale e comunitaria per l’unità, sono il nucleo da cui il movimento ecumenico trae la sua forza e la sua sostanza”. Non c’è unità, inoltre, senza “una profonda capacità di sacrificio”, che per il Papa significa “mutare il nostro sguardo, dilatare il nostro orizzonte, saper riconoscere l’azione dello Spirito Santo che opera nei nostri fratelli, scoprire volti nuovi di santità, aprirci ad aspetti inediti dell’impegno cristiano”. “Chiediamo perdono a Cristo di tutto ciò che nella storia della Chiesa ha pregiudicato il suo disegno di unità”, ha concluso il Papa, auspicando “che in un futuro non lontano i cristiani, finalmente riconciliati, possano tornare a camminare insieme come unico popolo, obbedienti al disegno del Pare”. ” “” “