Nell’anno del Giubileo, l’impegno ecumenico deve diventare “un imperativo della coscienza cristiana”, da cui “dipende in gran parte il futuro dell’evangelizzazione, la proclamazione del Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo”. Lo ha detto il papa, aprendo oggi – insieme con Athanasios, metropolita di Helioupolis e Theira, e con mons. George Carey, arcivescovo di Canterbury e presidente della Comunione anglicana – la quarta Porta Santa, quella di S. Paolo fuori le mura, la basilica romana dedicata all’ “apostolo delle genti” e oggi “simbolo” dell’ecumenismo. “Sappiamo di essere fratelli ancora divisi, ma ci siamo posti con decisa convinzione sulla via che conduce alla piena unità del Corpo di Cristo”, ha detto il Papa, definendo la cerimonia di oggi “un passo in avanti verso l’unità dello Spirito, nel quale siamo stati battezzati”. La dimensione ecumenica, ha sottolineato Giovanni Paolo II, “deve caratterizzare l’Anno giubilare”, che ci invita “a convertirci più radicalmente al Vangelo” e ad implorare “la grazia della nostra unità”. La Porta Santa “proclama a tutti che Gesù Cristo è Via, Verità e Vita”: un annuncio, questo, che per il Pontefice “arriverà con forza maggiore quanto più saremo uniti”. La divisione, infatti, “è di scandalo al mondo e danneggia la causa della predicazione del Vangelo ad ogni creatura”. (segue) ” “” “