CARITAS ITALIANA: UN BILANCIO DI FINE MILLENNIO

Terremoto in Umbria e nelle Marche, guerra del Kosovo, instabilità dei Grandi Laghi, situazioni di povertà in Asia, uragano Mitch: cinque tra le sfide più impegnative raccolte dalla Caritas negli ultimi due anni. All’inizio del Grande Giubileo, la presidenza traccia un “bilancio di fine millennio”, senza dimenticare l’inondazione che ha colpito il Venezuela nello scorso mese di dicembre causando decine di migliaia di morti e lasciando 200 mila persone senza tetto, 30 mila delle quali sono affidate alla Caritas locale. “Un totale di 62 miliardi di attività negli ultimi due anni – ha spiegato mons. Benito Cocchi, presidente della Caritas italiana, in una conferenza stampa che si è svolta questa mattina a Roma – e tutte le 223 diocesi nazionali coinvolte in rapporti di solidarietà con 69 Paesi in tutto il mondo”. Solidarietà come offerta di denaro, ma, soprattutto “costante attenzione agli altri e impegno per la giustizia, la legalità, la pace, la difesa dei diritti dei poveri”. A 28 mesi dal sisma che ha devastato Umbria e Marche, tra i numerosi progetti realizzati, l’apertura di sportelli di “segretariato sociale” per offrire, dopo l’emergenza, assistenza sociale e consulenze giuridiche a nuclei familiari e piccole imprese. Dal’92 presente nei Balcani, la Caritas ha realizzato missioni di pace e di riconciliazione, ha sostenuto interventi sanitari e di ricostruzione. Area sanitaria, carceri e minori: queste le emergenze affrontate dal’95 nel Rwanda e nella zona dei Grandi Laghi per un totale di due miliardi di lire. Honduras, Nicaragua, Guatemala, El Salvador fanno parte di un ampio programma di ricostruzione triennale (1999-2002) e 372 miniprogetti di promozione umana e sociale (alfabetizzazione, formazione professionale) sono stati avviati, e in parte conclusi, in 14 Paesi asiatici in via di sviluppo.