“Che le campagne elettorali americane non rifuggano dai colpi bassi e dalle iniziative spregiudicate, è fin troppo noto. Ripugna, però, che in questa vicenda si sia ricorso all’abuso su minore”. Questo il commento di Gianni Montagni, sull’ultimo numero di “Gente veneta” (il settimanale diocesano di Venezia) alla storia di Elian Gonzales, il piccolo cubano di 6 anni approdato in Florida il 25 novembre scorso, durante un naufragio in cui è morta la madre, e ora “conteso” sia dal padre, rimasto a Cuba, sia dai rifugiati anti-castristi che accusano il padre di agire per conto del regime. L’ultimo “atto” della vicenda è che un giudice cubano-americano della Florida, Rosa Rodriguez, nota per le sue posizioni anticastriste, ha bloccato l’ordine di rimpatrio emesso dai servizi di immigrazione Usa, fissando un’udienza al bambino per il 6 marzo e affermando che Elian “corre gravi pericoli per la sua salute fisica e psicologica” se torna a Cuba. “Se questo fosse l’anno delle elezioni – commenta Montagni -, la vicenda di Elian sarebbe già finita. Ma Cuba è l’unico argomento di politica estera che interessa agli americani; e allora si porta un bambino di sei anni davanti a una commissione del Congresso, si finge che sia in grado di decidere la sua vita, la sua educazione e il Paese in cui vivere, lo si trasforma, suo malgrado, in protagonista di una guerra che non è sua. Qualcuno può sostenere che non si abusa di lui?”. Che Castro, a sua volta, “strumentalizzi la vicenda”, osserva l’autore dell’articolo, “non stupisce”, ma gli Usa sono il Paese del “sogno” di Martin Luther Kong, ovvero dell’integrazione razziale: “Il sogno di Elian Gonzales – conclude Montagni – , propiziato dalle interessate premure di squallidi politicanti, con queste premesse è un sogno destinato a svanire, e a lasciare ferite di una gravità oggi incalcolabile”. ” “” “