Un oratorio chiuso “perché l’accoglienza offerta ai nomadi ha prodotto in questi ultimi tempi una situazione difficile e pesante”. Succede a Bergamo, nel popoloso quartiere della Celadina, dove si trovano due campi di rom e kosovari. I bambini e i ragazzi nomadi da anni sono stati accolti dalla comunità parrocchiale per le attività estive e nei locali dell’oratorio. Da mesi, però, il gruppo di stranieri, composto in gran parte da adolescenti e giovani, è diventato sempre più numeroso, gli atteggiamenti si sono fatti arroganti e prepotenti, il clima di convivenza è peggiorato. Le volontarie che tenevano aperti bar e oratorio si sono arrese: “Non ce la facciamo più”. E il parroco ha deciso di chiudere “a tempo indeterminato”. E’ preoccupato, don Romano, perché “gli stessi ragazzi del quartiere se ne vanno, perché la situazione oggi fuori controllo favorisce atteggiamenti intolleranti e sentimenti di rivalsa, perché il valore dell’accoglienza praticato da sempre nella stessa comunità – che da anni, tra l’altro, organizza anche il doposcuola per i bambini dei campi nomadi – sta per scomparire”. Il parroco afferma che “con il gesto forte della chiusura dell’oratorio vogliamo provocare la stessa comunità parrocchiale ad una maggiore corresponsabilità e lanciare un segnale al Comune perché sostenga più da vicino e direttamente l’opera di aggregazione sociale svolta finora dall’oratorio”. “Quello di don Romano – commenta mons. Lino Belotti, vicario episcopale di Bergamo – non è un gesto di rifiuto o di mancanza di accoglienza. La comunità parrocchiale non vuole affatto abdicare alle sue responsabilità nei confronti di queste persone. Si è voluto, piuttosto, far presente all’opinione pubblica una situazione di forte disagio, nella ferma volontà di superarla e di continuare ad aiutare i rom e i kosovari ad inserirsi nella comunità con una più efficace collaborazione delle istituzioni locali e della gente, in un clima di rispetto reciproco”. ” “” “” “