GIUBILEO: MONS. LAMBIASI, GUAI SE IL VANGELO NON FA PIÙ “NOTIZIA”

“Il rischio più grande per la ‘bella notizia’ è che non faccia più…notizia”. E’ quanto scrive mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Anagni-Alatri, in una sorta di “dizionario del Giubileo” da lui firmato sull’ultimo numero di “Settimana” (9 gennaio 2000). Sempre alla voce “novità”, mons. Lambiasi invita i cristiani a vincere la nostalgia: “Se la fede non ci abilita a predire il futuro, la speranza ci stimola a inventarlo”. La sfida più grande per il Giubileo? Il vescovo di Anagni non ha dubbi: “dimostrare agli occhi dei non credenti – scrive alla voce ‘uomo’ ‘ – che la fede ci rende più umani”. Poi, un’annotazione sul significato del pellegrinaggio: “Essere pellegrini costa: è più facile essere turisti o vagabondi, pastori erranti o viandanti smarriti. Viviamo in tempo di esilio, ci ha ricordato il Sinodo d’Europa, ma non siamo condannati alla tristezza, perché ora il miracolo è possibile: il miracolo del pellegrinaggio verso la terra promessa”. Alla voce “riforma”, mons. Lambiasi osserva: “E’ una parola che mi piacerebbe sentire di più quando si parla di Giubileo. Tra il dire e il fare la riforma non c’è di mezzo il ‘mare’, ma il vero ‘amare'”. “No”, infine, all’enfasi sui santi del passato: ci vuole “Un soprassalto di santità”, scrive il vescovo alla voce omonima: “Non potremo limitarci nell’anno duemila a venerare tanti altri nuovi santi canonizzati. Faremmo la fine di quei religiosi che si affannano a fare santi i loro fondatori e non pensano a farsi santi”.