Invece di “intervenire con progetti educativi seri, finalizzati ad incidere sulle modalità dei comportamenti”, si ricorre a “rimedi” che “stimolano gli adolescenti ad abortire, distruggendo così due vite: una fisicamente, l’altra psicologicamente”. Maria Luisa Di Pietro, dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica, commenta in questi termini l’introduzione, in Francia, della “pillola del giorno dopo”, che da ieri è in distribuzione nelle scuole gratuitamente e potrà essere richiesta dalle minorenni anche senza il consenso dei genitori. Secondo Di Pietro, è in atto oggi “un tentativo di far passare come contraccettivo quello che in reatà è un farmaco abortivo: questo per indurre più gente ad utilizzarlo, visto che la contraccezione è ormai accettata dall’opinione pubblica”. La pillola del giorno dopo, fa notare inoltre la ricercatrice, “contrariamente a quanto dicono i giornali, ha effetti collaterali che comportano dei rischi anche per la salute della donna, oltre che del bambino, soprattutto per ragazze giovani, che non hanno ancora completato il loro sviluppo ormonale, e che potrebbero essere danneggiate da un uso ripetitivo del farmaco”. Situazioni come queste, sostiene Di Pietro, “sono il sintomo del disinteresse degli adulti verso i giovani: gli educatori, infatti, abdicano al loro ruolo, preferendo la strategia della ‘riduzione del rischio’ e della medicalizzazione all’educazione alla responsabilità di soggetti minori che si trovano, per così dire, in condizione di ‘libertà vigilata’ sotto la tutela degli adulti stessi”. Riguardo al possibile introduzione della “soluzione francese” anche in Italia, Di Pietro fa notare che “adottando soluzioni simili si considererebbero ‘civili’ comportamenti che, invece, sono altamente incivili. E’ più difficile educare e prevenire, piuttosto che lasciare la massima libertà e ‘lavarsene le mani’ proponendo questo tipo di rimedi, che vanno, però, a discapito degli adolescenti”. ” “” “