VOCAZIONI: MONS. SCABINI: “NON È UNA QUESTIONE DI POCHI” (2)

In questi ultimi tre decenni – ha proseguito mons. Scabini, intervenendo oggi, a Roma, al convegno organizzato dal Cnv sul tema “Nuove vocazioni per un nuovo millennio” – la Chiesa è passata “dal monocentrismo clericale alla soggettività della comunità ecclesiale nell’agire pastorale, dalla ‘cura dei fedeli’ al ‘prendersi cura’ dei presenti nel territorio, dalla sacramentalizzazione allo spazio dato alla Parola e alla carità operosa, dal laicato considerato come riserva funzionale ai cristiani laici corresponsabili”. Non mancano, ha osservato tuttavia il relatore, “segnali non chiari”, tra cui “mancanza di progettualità e programmazione in sede locale, disagio e affanno pastorale di preti, scarsa armonia tra parrocchia e movimenti, ingenue e fastidiose voglie di tornare al passato”. Sul piano vocazionale, gli “atteggiamenti ecclesiali” maturati negli ultimi decenni devono tradursi, secondo Scabini, nell’impegno a “non dare segnali contrastanti”, come “l’affermare, da una parte, che la pastorale vocazionale è tutta ecclesiale e, dall’altra, il persistere di centri vocazionali d’incerta provenienza; il rigoglio delle vocazioni contemplative e il lento declino di vocazioni di vita apostolica; la crescente consapevolezza della vocazione e della corresponsabilità laicale e la timida presenza dei laici nella responsabilità ecclesiale; il farsi presente di nuovi soggetti di animazione vocazionale e l’esiguità di ‘consiglieri spirituali'”. Il nostro, ha concluso il relatore, “è sempre più un tempo bisognoso di segnali limpidi e di testimoni trasparenti”: per questo i “soggetti vocazionali” devono confrontarsi “con i processi culturali presenti nella società civile, con il benessere diffuso, le grida dei poveri e le domande di solidarietà e di povertà evangelica”.