Visto da vicino questo duemila non fa un effetto particolare. Ciascuno prima e dopo la fatidica mezzanotte si è trovato alle prese con le tante piccole gioie ed i tanti piccoli fastidi della vita quotidiana. E’ un traguardo insomma, ma nello stesso tempo è un inizio. Forse è stato ancora una volta Giovanni Paolo II a centrare con grande semplicità questa realtà di vita quotidiana, che neppure il tanto declamato millennium bug, estremo sussulto del mistero e dell’ansia dell’imprevedibile, è risuscita a scalfire. ” “”La vita – ha detto il Papa il giorno di Capodanno – può essere paragonata ad una singolare maratona, che tutti siamo chiamati a percorrere, ognuno con modalità e ritmi diversi. Ci attende però un comune traguardo ed è l’incontro con Cristo. Il mio vivo auspicio è che lungo quest’Anno giubilare ogni uomo e ogni donna prenda consapevolezza del senso e del valore della vita da spendere al servizio dei fratelli, secondo il provvidenziale disegno di Dio”.” “Anche i venditori di oroscopi sembrano essersi chetati in questo Capodanno, così emblematico delle nostre certezze e delle nostre nevrosi. Perfino la questione dell’inizio del secolo e del millennio resta avvolta nelle nebbie di un dubbio che potrebbe comunque rimotivare solenni festeggiamenti per il prossimo Capodanno. E’ una metafora della circolarità del tempo nelle società post-moderne. Una circolarità del tempo che tuttavia è stata smentita già duemila anni fa da un evento singolare e fondamentale. E’ la nascita di Cristo, il festeggiato del duemila.” “Perché questa cifra tonda ci rimanda ad un evento singolare, capace di mutare la storia e le nostre singole storie. Così si disegna una tensione tra il tempo circolare, il “presente operazionale” della società globalizzata (che ci rimanda singolarmente alla “pienezza dei tempi” del censimento di Augusto) e il tempo lungo, aperto dall’avvento di Cristo. Ecco la nostra maratona ed ecco il nostro Giubileo.” “Certo nulla si fermerà in questo duemila che è già iniziato: la cronaca incalza, come i grandi processi economici e sociali. Eppure, proprio dentro questi processi accelerati che tuttavia sembrano rimandare al presente e non proiettarci in avanti, si sente sempre più vivo il bisogno di fare il punto, di avere una mappa per orientarsi. E’ questo l’esercizio spirituale e culturale al quale ci invita il Giubileo. Evento che forse proprio per questo può interessare anche chi si definisce non credente o non praticante: perché tutti siamo alle prese, lunga o breve, sulla classica distanza dei 42 chilometri e rotti o su quella più breve dei cinque, con la nostra personale, “singolare maratona”. Non c’era nessun muro da abbattere dietro la Porta Santa, per questo Papa che ha abbattuto i muri, ma continua a denunciare i tanti muri che continuano a dividerci. Perché questo duemila è soprattutto un passaggio. Passaggio straordinario, a tratti inebriante, forse. Ma comunque affidato sempre di più alla nostra responsabilità ed alla nostra libertà. ” “