“Annullare subito il debito verso la Francia dei Paesi poveri, nella trasparenza e con l’aiuto e la partecipazione della società civile”. Questa la richiesta fatta al governo dal Consiglio delle chiese cristiane in Francia, attraverso un appello rivolto al presidente della Repubblica francese, Jacques Chirac, e al primo ministro, Lionel Jospin. Nella dichiarazione, il pastore Jean Arnold de Clermont, presidente della Federazione protestante di Francia, mons. Louis-Marie Billé, presidente della Conferenza episcopale francese, e mons. Jérémie, metropolita ortodosso di Francia, chiedono inoltre di “rivedere, insieme con gli altri Paesi membri del G7 ad Okinawa, nel luglio prossimo, le misure decise a Colonia, in modo da trovare una soluzione globale al problema del debito e non far soffrire più quotidianamente di questi pesi le popolazioni del Sud”. Un anno fa, al vertice di Colonia, ricordano le Chiese cristiane di Francia, i Paesi membri del G7 avevano deciso “la riduzione di circa la metà del debito di 36 Paesi poveri. In seguito, numerosi Paesi, tra cui la Francia, hanno annunciato una cancellazione del 100% dei loro crediti bilaterali”. Un anno dopo, “malgrado questi annunci unici nella storia della remissione del debito – si legge nella nota – i risultati restano deludenti. Solo 5 Paesi (Uganda, Bolivia, Mauritania, Mozambico e Tanzania) hanno cominciato a godere di alcuni alleggerimenti del debito. La Francia, nonostante gli effetti dell’annuncio, non ha più intenzione di annullare l’insieme dei crediti che ha sui Paesi poveri: le promesse riguardano 15 miliardi di franchi, pari al 57% del debito”. Questo significa, commentano le Chiese cristiane francesi, che “l’iniziativa di Colonia è sempre largamente insufficiente e soprattutto troppo lenta”, visto che le condizioni poste dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca mondiale provocano ritardi cospicui (da due a tre anni).