“E’ stato autorevolmente detto che il ‘segreto’ riguarda eventi già avvenuti. Mi chiedo tuttavia, a partire dall’enfasi che lo ha circondato e ne circonda la pubblicazione, se davvero possiamo liquidarlo come ‘fatto compiuto'”. A porsi questa domanda è la teologa Cettina Militello, all’indomani della pubblicazione del terzo segreto di Fatima. Secondo Militello “il grido ‘Penitenza, penitenza, penitenza!’ è grido permanente. Non c’è tempo in cui la Chiesa non abbia avanzato a fatica. Non c’è tempo in cui non abbia avuto martiri e testimoni. Forse le immagini della visione hanno da suggerirci qualcosa per il presente e per il futuro”. L’invito, dunque, è di “non consegnarsi ad euforie” poiché, secondo la teologa, “l’appello alla penitenza e alla conversione non può essere mai dismesso”. Questo invito, infatti, “non tocca forse quanti di noi, in qualche modo deputati all’annuncio della Parola, la dispensiamo così insipientemente da non colmare la sete di essa che pure cresce in seno al popolo di Dio? L’aspettativa sul ‘terzo segreto’, oltre il millenarismo visionario, non tradisce forse, l’inadeguata presenza della Parola di Dio nella nostra vita e nella nostra fede?”. Riguardo alle due immagini descritte nel segreto, “quella dell’angelo dalla spada fiammeggiante e del sangue raccolto e sparso a irrorare la terra, tutt’uno con il sangue della croce” rivelano, afferma Militello, che i tre piccoli veggenti “incosciamente percepiscono e avvertono il travaglio di un tempo tragico e incerto, particolarmente segnato dalla persecuzione e dalla prova”.