“Una legge che rispetti i diritti di tutti, a cominciare dal nascituro”. Questa la richiesta rivolta al Parlamento dall’Azione cattolica italiana, alla vigilia della ripresa del dibattito in Aula in merito alla legge sulla fecondazione assistita, di cui il Senato – ricorda Paola Bignardi, presidente dell’associazione, nell’editoriale dell’ultimo numero di “Segno 7” (n. 25) – ha di recente “stravolto” l’impostazione datagli un anno fa alla Camera. “La fecondazione assistita così – commenta Bignardi – non è più un rimedio alla sterilità, ma è un altro modo di procreare e di vivere l’esperienza familiare”. Al di là delle “ripercussioni politiche”, infatti, nella legge in questione “la vita del nascituro – si legge nell’editoriale – vale meno del diritto dei suoi genitori a volerlo a tutti i costi; e per questo, i suoi genitori che gli vogliono tanto bene – ma ne vogliono di più al loro desiderio di diventare padri e madri – non tengono conto del suo bisogno di avere una madre e non una nonna, di sapere quali sono le sue origini, soprattutto del suo diritto di crescere serenamente, in quella serenità che è difficile quando le origini della vita sono segnate dall’incertezza e dalla confusione”. In particolare, sostiene la presidente dell’Azione cattolica, “preoccupa una concezione che difende i diritti dei garantiti, in questo caso gli adulti. In una cultura individualistica come la nostra, è cambiata la concezione della maternità e della paternità; essere madri e padri oggi significa avere un figlio, molto più che dare la vita”. ” “” “