EUTANASIA: LEONE, “INTRODURLA NEGLI OSPEDALI È UNA PROVOCAZIONE”

Un “gesto provocatorio in contrasto con la legislazione vigente”: così Salvino Leone, dell’Istituto Siciliano di Bioetica, definisce la decisione del consiglio comunale di Torino, che – riferiscono i giornali di oggi – avrebbe approvato un documento a favore dell’eutanasia “passiva e attiva”, compresa “l’assistenza al suicidio”. In merito all’iniziativa torinese, che di fatto introdurrebbe l’eutanasia negli ospedali, Leone precisa: “Non credo che un comune possa emanare una disposizione in contrasto con le attuali leggi dello Stato. Potrebbe essere, forse, solo un gesto provocatorio per sollecitare il dibattito a livello parlamentare”. A proposito di una legge sull’eutanasia che – come propone oggi il Ministro della Sanità, Umberto Veronesi – adotti come “modello” quella sui trapianti Leone afferma: “Il problema non è tanto di ‘importare’ da altre culture soluzioni come la ‘Bio-card’, quanto di mettere l’accento sulla sensibilità e sulla coscienza del medico, che dovrebbe fare solo ciò che è proporzionato al caso in questione”. Il caso di Torino, comunque è “sintomo di una mentalità edonistica, pragmatista, per cui la vita ha un senso soltanto quando è produttiva, e nel momento in cui decade ci si sente legittimati a toglierla o a chiedere al malato stesso se vuole privarsene”. Sull’altro versante, c’è “il desiderio più che legittimo di non voler soffrire, o di non veder soffrire i propri cari”: questo, però, secondo il bioetico “non è tanto una richiesta di morte, quanto una richiesta di capire il senso della propria o altrui sofferenza”. Il problema dell’eutanasia, allora, per Leone “sta a monte”, e riguarda tutta la società, che deve chiedersi “perché non riusciamo ad accompagnare le persone alla morte in condizioni adeguate, sia dal punto di vista del dolore fisico che del dolore morale”. Per quanto riguarda i medici, Leone invita a fare attenzione alla “terapie sproporzionate o straordinarie. C’è bisogno di un discernimento previo, di capire se un determinato intervento possa portare o meno allo stato vegetativo persistente”. Nel caso, ad esempio, di Eluana Ungaro, la ragazza in coma da otto anni di cui hanno parlato di recente le cronache, per Leone “era assolutamente legittimo non intervenire; si trattava più di accanimento terapeutico, che di terapie vere e proprie di mantenimento in vita”.