CONGRESSO EUCARISTICO: TESTIMONIANZE DAI CINQUE CONTINENTI

“A chi oggi mi chiede come imparare ad amare l’Eucarestia, rispondo con umorismo che la prigione sovietica è molto utile per questo”. Parole dell’arcivescovo di Kaunas, in Lituania, mons. Sigitas Tamkevicius, nella prima giornata dei lavori del 47° Congresso eucaristico internazionale, inaugurato domenica sera da Giovanni Paolo II con la celebrazione dei Vespri della Santissima Trinità. Prima giornata dedicata, dopo la Messa nella Basilica di San Giovanni, presieduta dal card. Camillo Ruini, ad analizzare i cammini preparatori dei cinque Continenti in vista di questo evento centrale del Giubileo. Attraverso le testimonianze di mons. Tamkevicius, di mons. Perter K. Sarpong, vescovo di Kumasi (Ghana), mons. Agnelo Geraldo Majella, arcivescovo di Sao Salvador da Bahia (Brasile), mons. Diosdato A. Talamayan, arcivescovo di Tuguegarao (Filippine) e di mons. Barry F. Collins, vescovo di Willcannia Forbes (Australia), si è dato vita ad un mosaico delle esperienze, delle iniziative e dei problemi dei singoli Continenti. Molte di queste testimonianze, come quella dell’arcivescovo lituano, hanno tracciato una esperienza di fede che per i paesi dell’ex-impero sovietico, significa anche “oppressione” e “dolorose persecuzioni a causa della fede”, come l’esilio in Siberia. Milioni di cattolici, e fra questi sacerdoti e religiosi, hanno sopportato queste prove. “I sacerdoti – racconta mons. Tamkevicius – sono stati perseguitati per la preparazione dei bambini alla prima comunione”. Nel ricordo di Eucarestie celebrate durante le deportazioni, nelle celle delle prigioni sovietiche, quest’anno la Lituania celebra il suo decimo Congresso eucaristico.