NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo la nota integrale Sir di questa settimana

Con la spinta discreta del vertice istituzionale le forze politiche hanno iniziato, pur nella massima diffidenza reciproca, a discutere sul merito della riforma elettorale, partendo dal cosiddetto “modello tedesco”.” “Il quale ha una storia. In primo luogo perché risulta dal compromesso tra l’indicazione degli alleati-occupanti per il collegio uninominale e la tradizione proporzionalistica della Germania pre-nazista. In secondo luogo perché è inserito in un quadro costituzionale teso a prevenire i rischi della ingovernabilità da frammentazione partitica. E in terzo luogo perché in questi cinquant’anni è stato leggermente corretto con la definizione e il progressivo innalzamento del famoso sbarramento: un po’ come si fa con una pianticella, da potare per farla crescere.” “In luogo di questa evoluzione continua e coerente, ed anzi proprio a causa delle mancate riforme, in Italia si è registrata una brusca rottura all’inizio degli anni novanta. Partiti in crisi ed incapaci di immaginare non solo l’interesse comune, ma neppure il loro proprio, hanno disegnato l’attuale sistema elettorale, sotto dettatura di un referendum abrogativo. Sistema che nessuno oggi, tra gli osservatori, gli studiosi o i leaders politici, ritiene valido e positivo. Ma ci sono ora le condizioni per una riforma coraggiosa e coerente?” “Il punto per una risposta non è il sistema tedesco o quello inglese, definitivamente affossato dal referendum: il punto sono le forze politiche.” “Non senza un apparente paradosso per la nostra esperienza, che ne ha conosciuto di recente gli aspetti degenerativi, il sistema proporzionale tende a responsabilizzare maggiormente le forze politiche. Tuttavia deve essere accompagnato da elementi istituzionali (non necessariamente elettorali) di stabilizzazione: da questo punto di vista la sfiducia costruttiva è un meccanismo molto più lineare ed evoluto di qualsiasi marchingegno “antiribaltone”. D’altra parte l’esempio israeliano dimostra che non si supera la frammentazione o la debolezza dei partiti introducendo meccanismi di semplificazione coatta, come l’elezione diretta del primo ministro, se le coalizioni sono incapaci di mantenere un minimo di coesione.” “Ben consapevole di questi elementi strutturali di blocco, l’opinione pubblica, dopo tanti tentativi, guarda con sostanziale distacco il dibattito sulla riforma. Che tuttavia resta una precondizione perché questa transizione politico-istituzionale lunga e sempre più costosa per l’assetto complessivo del sistema-paese, trovi una sua possibile composizione.” “” “” “