CAMPI NOMADI: LE PROPOSTE DELLA CARITAS DI MILANO

Per gli zingari non grandi campi isolati ma villaggi piccoli, centri di transito, agevolazioni per acquistare terreni o roulottes. Soluzioni rispettose delle tradizioni di ciascun gruppo, nell’ottica dell’accoglienza e dell’integrazione con il territorio anziché del controllo. Alle istituzioni il compito di coordinare una politica comune, per evitare interventi di emergenza, spesso dettati dal timore di perdere consensi. Sono le proposte illustrate nel corso della presentazione degli atti del convegno “Gli insediamenti zingari e l’abitare”, tenutasi questa mattina a Milano nella sede della Caritas diocesana. “Va messa in discussione – ha spiegato Antonio Tosi, docente al Politecnico di Milano e consulente della Caritas Ambrosiana – l’idea di campo nomadi. Di norma ha una funzione di controllo degli zingari. Non è efficace perché induce la promiscuità tra gruppi diversi. Non prevede aree per i visitatori, è difficile da realizzare e costoso, si degrada facilmente senza responsabilità per la manutenzione. I regolamenti poi sono severi. Ed esiste il rischio di tensioni interne e con il quartiere. Vanno pensate invece sistemazioni abitative normali o villaggi residenziali su aree acquistate dal Comune o dagli stessi zingari”. In Provincia di Milano i nomadi sono circa tremila, metà a Milano. Una miriade di gruppi diversi per etnia, religione, abitudini: rom, sinti, kalderash, korakané e altri ancora. “E’ arrivato il momento – ha detto don Virginio Colmegna, direttore della Caritas Ambrosiana – di fare ciascuno la propria parte in maniera corresponsabile mettendo in campo una strategia complessiva a livello regionale e superando il concetto tradizionale di campo nomadi”.