“Costruire il Paese su principi solidi e stabili, come il rispetto della dignità della persona umana e dei legittimi diritti delle comunità e dei diversi gruppi etnici” e “rispettare sempre, di fronte a qualsiasi tentativo di violazione, i principi della divisione e dell’indipendenza dei tre poteri, che sono a fondamento della democrazia in uno Stato di diritto”. Queste le indicazioni che Giovanni Paolo II ha suggerito per la ricostruzione del “tessuto sociale” del Guatemala, gravemente danneggiato dalla guerra. Indicazioni che ha espresso incontrando questa mattina il nuovo ambasciatore del Guatemala presso la Santa Sede, Acisclo Valladares Molina. Il Papa ha commentato positivamente “il clima di serenità politica” che il Paese sta vivendo, nonostante la pesante eredità di “serie difficoltà nella convivenza”, fra le quali si iscrive “il non ancora chiarito assassinio di mons. Gerardi” e la difficile situazione in campo economico. Una speciale attenzione, ha detto ancora il Papa, deve essere data ai “popoli indigeni” che devono aver accesso a tutti i settori della società (educazione, sanità, infrastrutture e altri servizi), “nel rispetto della propria cultura”. Il Papa ha quindi assicurato al nuovo ambasciatore il sostegno della Conferenza episcopale del Guatemala alla “campagna di alfabetizzazione” che il governo si appresta ad iniziare, “con l’obiettivo di ridurre una piaga che attenta gravemente la dignità della persona umana, impedendo lo sviluppo integrale di tutti gli uomini e donne guatemaltechi e impedendo la loro partecipazione alla nuova società”. Rivolgendosi al Santo Padre, il nuovo ambasciatore del Guatemala ha parlato di mons. Gerardi, ultimo dei “martiri” del conflitto, il “cui assassinio fu un chiarissimo segno di terrore” e ha affermato che il governo farà ogni sforzo affinché il suo assassinio “sia chiarito”.