RAGAZZA IN COMA: SGRECCIA, “UNA CONFUSIONE INACCETTABILE”

“Non si può confondere la carità cristiana con un’esortazione vera e propria all’eutanasia, che non ci aspettavamo né dalla legge, né dal Ministro”. Questo il commento di mons. Elio Sgreccia, direttore del Centro di bioetica dell’Università cattolica, alle dichiarazioni del Ministro della Sanità, Umberto Veronesi, riportate oggi dai giornali. In margine al caso di Eluana Englaro, la donna di 29 anni da otto in coma vegetativo permanente, che il padre ha chiesto di lasciar morire, il Ministro ha infatti dichiarato che “in alcuni casi l’eutanasia può essere un atto di carità”. “La carità cristiana – replica, invece, Sgreccia, “implica la vicinanza nel dolore, il sostegno e la solidarietà, e trova il suo modello in Cristo che è morto per noi, non ha provocato la morte”. “Da un rappresentante dello Stato – continua Sgreccia – mi sarei aspettato di sentire: ‘Aiutiamo questa famiglia’, che paga un prezzo altissimo non solo dal punto di vista psicologico, ma anche sotto il profilo economico, per mantenere in vita la propria figlia”. Partendo dal “rispetto del caso umano, e quindi dai comprensibili momenti di scoraggiamento del papà di Eliana”, Sgreccia fa alcune precisazioni sul caso, osservando che “il soggetto che si definisce in coma vegetativo persistente non è un soggetto morto solo per il fatto che non è più funzionante la corteccia cerebrale – come qualche esperto ha dichiarato -, tant’è che la ragazza respira da sola, senza bisogno di apparecchiature che riattivino il sistema cardiocircolatorio. Nessuno si azzarderebbe, in questo caso, a fare un trapianto di organi, perché si tratterebbe di vivisezione”. Eluana, poi, “fortunatamente non sente dolore, e ciò dovrebbe eliminare – o almeno attenuare – il senso di angoscia di chi assiste, anche se di certo la situazione dei familiari resta psicologicamente pesante”. La richiesta di interrompere l’alimentazione, conclude Sgreccia riferendosi all’appello del papà di Eluana al presidente Ciampi, “non si riferisce ad una terapia, tantomeno dolorosa, e provocherebbe la morte per fame, che io personalmente non chiederei né per me, né per altri”. ” “” “