COREA: LE ATTESE DELLA CHIESA, LIBERTÀ RELIGIOSA E RIUNIONE DI FAMIGLIE

“Ci aspettiamo che il summit consenta rapporti Nord-Sud per motivi religiosi e favorisca i contatti delle famiglie divise”. Lo ha dichiarato mons. Nicholas Cheong, arcivescovo di Seoul e vicario apostolico di Pyongyang, illustrando all’agenzia Fides le aspettative della Chiesa alla vigilia del primo storico summit tra Nord e Sud Corea. “Ringrazio Dio per la realizzazione del vertice – ha aggiunto l’arcivescovo – la Corea ha bisogno di riunirsi per trovare un suo ruolo internazionale”. Mons. Cheong sposa la strategia dell’apertura economica, la stessa adottata dagli Stati Uniti verso la Cina: “Se l’unificazione politica è ancora troppo difficile, si potrebbe cominciare con scambi economici e culturali”. “Speriamo – ha concluso l’arcivescovo – che gli sforzi per la riunificazione vadano avanti con il necessario impegno”. Per il card. Stephen Kim, arcivescovo di Seoul, “l’unificazione sarà possibile solo se avverrà in modo pacifico. Per il successo del summit, occorre dunque un impegno previo di riconciliazione e cooperazione. Ma soprattutto è necessario il consenso di tutta la popolazione”. Polycarp Choe, segretario nazionale della Caritas coreana di Seoul, afferma: “Il governo del Sud rafforzerà gli aiuti e la cooperazione economica con il Nord. Speriamo che dopo il summit siano possibili visite di cittadini tra Nord e Sud e che alla Caritas di Seoul sia consentito operare direttamente. Oggi, infatti, per il veto politico, non possiamo recarci al Nord”. La Caritas di Hong Kong ha intanto lanciato un nuovo piano di intervento, del costo di 3,6 milioni di dollari, per combattere fame e povertà in Corea del Nord. Il primo contribuente all’iniziativa della Caritas sarà il Papa che, attraverso il Pontificio Consiglio “Cor Unum”, donerà 50mila