“CASO MARTINA”: DI NICOLA, “L’AFFIDO NON È UNA SCORCIATOIA PER L’ADOZIONE”

Pur richiamando il “doveroso rispetto del diritto primario del bambino” e pur respingendo la “spettacolarizzazione della vicenda” occorre ribadire che l’affidamento non è una “scorciatoia” per l’adozione: “è un atto di generosità che una coppia fa consapevolmente, sapendo che il bambino non gli appartiene”. Questo il commento di Giulia Paola Di Nicola, sociologa e con-direttrice della rivista “Prospettiva persona”, al caso di Martina, la bambina “contesa” tra genitori adottivi e affidatari di cui parlano da giorni le cronache dei giornali, riportando d’attualità il dibattito sui “confini” – naturali, giuridici, psicologici – tra affido e adozione. “Non bisogna confondere una richiesta con un diritto”, continua la sociologa: “Certo, è normale che i genitori affidatari si affezionino al bambino; ma il desiderio legittimo che il bimbo diventi parte della famiglia non può trasformarsi nella rivendicazione di un diritto”. Di Nicola, in particolare, chiede che “l’istituto giuridico dell’affido rimanga tale. Ci saranno sempre bambini che hanno bisogno di una famiglia non per tutta la vita, ma per una parte limitata di essa, e quindi di famiglie così generose da dare la loro disponibilità ad accoglierli pur sapendo che non sarà per sempre”. Attenzione, insomma, a “non strumentalizzare l’istituto dell’affido per fini ad esso estranei”. Cercare di trasformare l’affido in adozione, aggiunge Di Nicola, “potrebbe rivelarsi un modo di aggirare le attuali difficoltà in materia di adozione. Non sarebbe giusto neanche nei confronti delle 90 mila persone che, in Italia, sono in attesa di adottare un bambino”. Il modo in cui il “caso Martina” è stato raccontato dai mass media, conclude la sociologa, “nasconde anche il tentativo di equiparare le coppie di fatto – come quella affidataria – alle coppie fondate sul matrimonio”. Una distinzione, questa, che invece è “fondamentale anche per la società, visto che la stabilità è considerata un fattore essenziale per la tenuta del tessuto sociale”. ” “” “