“Il primo dei diritti dell’uomo è la libertà religiosa”. Lo ha ricordato questa mattina Giovanni Paolo II, ricevendo in udienza, in occasione della presentazione delle lettere credenziali, Alain Dejammet, ambasciatore di Francia presso la Santa Sede. “Questo vuol dire – ha spiegato il Santo Padre – una libertà che non sia ridotta alla sola sfera privata. Questa libertà suppone da parte delle autorità e della comunità nazionale tutta intera e da parte anche della scuola e dei media che svolgono una funzione importante nella trasmissione delle idee e nella formazione dell’opinione, l’esplicita volontà di lasciare alle persone e alle istituzioni la possibilità di svolgere la loro vita religiosa, di trasmettere le loro fedi e i loro valori e di essere parte attiva a tutti i livelli della vita sociale e nei luoghi di concertazione, senza essere esclusi per motivi religiosi o filosofici”. “Schernire le credenze religiose e screditare forme di pratica religiosa e valori di cui un numero importante di persone sono portatori, significa attentare gravemente agli individui che le professano, costituisce una forma di esclusione contraria al rispetto dei fondamentali valori umani e destabilizza fortemente la società dove deve esistere una certa forma di pluralismo di pensiero e di azione così come un atteggiamento di accoglienza fraterna”. Venire meno al rispetto della libertà religiosa, ha proseguito il Papa, “non può che generare un clima di tensione, di intolleranza, di opposizione e di sospetto, poco propizio alla pace sociale. Incoraggio pertanto tutti i protagonisti della società a rimanere vigilanti nel rispetto delle libertà individuali”.