Grazie all’abolizione dell’articolo sul “consenso informato” per le coppie, “la fecondazione assistita non viene più intesa come un rimedio estremo alla sterilità, ma come un altro modo di procreare e di vivere l’esperienza familiare, un modo alternativo rispetto a quello tradizionale”. Per Francesco D’Agostino, giurista, già presidente del Comitato nazionale di bioetica, l’emendamento alla legge sulla procreazione medicalmente assistita approvato ieri dal Senato “è “sconfortante, non tanto perché stravolge una legge – quella adottata dalla Camera – che poteva essere sicuramente migliorata, ma perché introduce principi libertari di carattere estremo assenti in molte legislazioni europee e che davvero non corrispondono alle acquisizioni bioetiche più ragionevoli in materia”. In particolare, spiega D’Agostino, “l’aver abrogato l’articolo sul consenso informato, soprattutto riguardo all’informazione alle coppie sulle possibilità di adozione, fa capire molto bene qual è l’orientamento ideologico della legge”. D’Agostino, inoltre, giudica “un passo veramente preoccupante il legittimare il ricorso all’adozione per le donne anziane, oltre che l’aprire le porte alla fecondazione eterologa”. Sul piano politico, infine, i parlamentari assenti in Aula, hanno “responsabilità incalcolabili: non c’è stato, infatti, tra di essi nessun accordo preventivo su alcuni punti minimi da difendere efficacemente ed esplicitamente in materia di procreazione assistita, anche di fronte all’opinione pubblica”. D’Agostino conclude denunciando che “sui grandi quotidiani nazionali sta passando l’idea che la legge votata al Senato corrisponda finalmente alle altre legislazioni europee. Non è vero, ci sono importanti paesi – come la Svizzera, la Germania, la Svezia – in cui la fecondazione eterologa è estremamente svantaggiata, o addirittura limitata. L’Italia non deve assolutamente omologarsi ad una normativa europea che, su questo punto, è molto differenziata”.