“La tutela della dignità dell’embrione chiamato alla vita attraverso le tecniche di fecondazione artificiale non può essere affidata agli umori del Parlamento e ai ‘blitz’ di alcuni gruppi che sfruttano momenti di deprecabile assenteismo per capovolgere i principi ispiratori della legge che aveva escluso nel suo iter di discussione la fecondazione eterologa”. Commenta così Antonio G. Spagnolo, dell’Istituto di Bioetica dell’Università cattolica, l’emendamento approvato oggi al Senato, che – stando a notizie di agenzia – avrebbe modificato l’articolo 1 della legge sulla fecondazione medicalmente assistita ammettendo, di fatto, il ricorso alla fecondazione eterologa, esclusa dal dal testo di legge su cui è ripresa la discussione parlamentare. “Con una modifica radicale di questo tipo – prosegue Spagnolo – l’Italia rischia di perdere un’occasione unica per mostrare agli altri Paesi europei come una riflessione più approfondita sulla materia – che ha potuto tener conto anche delle esperienze negative connesse con la fecondazione eterologa negli Stati dove è già permessa – non poteva che portare a riconsiderare i pericoli della fecondazione eterologa, e non soltanto quelli sul piano morale, che pure sono tanti, ma anche quelli sul piano strettamente sanitario, come l’impossibilità a controllare la diffusione di malattie genetiche con l’anonimato dei donatori. Il discostarsi dalle legislazioni europee che hanno approvato l’eterologa è tutt’altro che anti-europeo, come dice qualcuno; al contrario, l’adeguarvisi sarebbe un passo indietro verso una medicina ridotta a fabbrica di bambini recuperando gameti in qualunque modo possano essere ottenuti”.